Saturnino Home Page
Saturnino.org > Saturnino > Interviste

Acquista i CD di Saturnino

Saturnino con Demetrio Paparoni

Milano 8 gennaio 2003

DEMETRIO PAPARONI: Qualche mese fa ti ho sentito dire che l’unica volta che hai sofferto per amore è stato quando ti è caduto il basso dalle mani.
SATURNINO: Le cose sono andate così: stavamo suonando a Treviso, credo fosse sei anni fa. Allora usavo principalmente un Fender Jazz del ’65 che mi era stato regalato da Lorenzo, un vero pezzo da collezione. Il Palasport era pieno e il pubblico rispondeva bene. Poco prima dell’ultimo pezzo ho fatto un salto a piedi uniti – lo faccio spesso quando il clima si riscalda. Quella volta però il palco ha ceduto, insomma, si è proprio sfondato ed io sono finito dritto come un salame dentro quel buco nero. Non si trattava di una finzione scenica, come a qualcuno è sembrato, eppure qualcuno ha applaudito. Vabbè che chi paga un biglietto per sentirti va rispettato, ma io ero proprio incazzato nero, anche perché capivo che rischio avevo corso. Io non mi ero fatto nulla, ma il manico del basso si era leggermente incrinato. La prima persona che mi è venuta in soccorso è stato un ragazzo della sicurezza, con una torcia in mano, subito dopo è arrivato il mio tecnico, che invece di chiedermi se il basso si fosse rotto voleva sapere se mi ero fatto male. Ma come? Il basso era conciato e nessuno si preoccupava del suo stato di salute? Io non so se uno strumento musicale ha un’anima, sicuramente ha una sensibilità speciale, è come se per metà lo suonassi io e per metà suonasse da solo, animato dalla memoria di tutti quelli che lo hanno imbracciato prima di me. Ovviamente quel Fender ce l’ho ancora, ed è guarito, anche se porta i segni di quell’incidente –
una vera e propria abrasione, una specie di livido perenne, di quelli che ti becchi sul ring…

D.P.: Sul ring ci vai ormai tre volte la settimana, da pugile. Un mese fa per errore Mario ti ha anche pestato sul serio.
SATURNINO: Niente di grave… una costola incrinata. È già a posto.

D.P.: Non ti sei preoccupato che per un bel po’ non avresti potuto suonare?
SATURNINO: L’idea non mi ha neanche sfiorato. Queste cose possono capitare. Sono salito sul palco anche con 40 di febbre e con la dissenteria, e ti posso assicurare che è più duro che avere una costola rotta. E comunque la musica ha una tale potenza da attutire qualunque fastidio.

D.P.: Vabbè, ma torniamo a quella volta che sei caduto sul palco con il basso tra le mani. Dici che hai sofferto “per amore”: ma che cavolo c’entra l’amore?
SATURNINO: Sai cosa diceva Warhol? Diceva che alcune volte delle cose ti sembrano belle perché in qualche modo sono diverse da tutto ciò che le circonda. Vedi, un basso, se è uno strumento come si deve, con le corde giuste, l’accordatura perfetta, una forma sensuale, una cromatura lucida al punto giusto, ti può far arrapare come una donna con un bel culo e grandi tette e labbra carnose e rosse… E Dio m’accechi se non è così!

D.P.: Allora, visto che adesso usi un Sadowsky a cinque corde che hai fatto arrivare apposta dagli Stati Uniti, vuol dire che hai tradito il tuo primo amore.
SATURNINO: Niente affatto, li amo tutti e due. E tutti e due amano me in maniera incondizionata… Il nome Sadowsky mi ricorda Monica Lewinsky, questo lo rende più sensuale. E poi, un buon rapporto a tre, se affiatato, può dare molto di più che un rapporto di coppia: la bigamia non è necessariamente un delitto.

D.P.: Chissà com’è contenta Vanessa nel sentirti dire una cosa del genere.
SATURNINO: ricordo una frase che Sgalambro mi disse a Parigi durante le registrazioni dell’Imboscata di Battiato: “Saturnino, tu sei attore in questo teatro, recita bene!” Era una citazione, non ricordo di chi. Una lezione di vita. (n.d.r. alla fine di questa scoppiano a ridere).

D.P.: Mi ricordo quella volta che siamo andati a sentire i Queens of the Stone Age all’Alcatraz. Non conoscevi il loro album e quando hanno suonato No One Knows
eri come ammaliato. Qualche giorno dopo ti ho portato a casa il loro cd, tu l’hai messo sul piatto, hai imbracciato il basso ed hai suonato su No One Knows
come se lo avessi già sentito cento volte. Cazzo, ho detto, questo è talento. Poi ho pensato che forse il talento è di chi ha scritto il pezzo, che la tua era padronanza tecnica…
SATURNINO: Hai messo sul piatto più questioni. Intanto direi che il talento è nello scrivere un pezzo e nell’interpretarlo. Dunque saper suonare un pezzo di un altro significa capirne l’intenzione e per fare questo ci vuole talento.

D.P.: Se in questo momento ci fosse un concerto dei Queens e il loro bassista si facesse male a un braccio e ti invitassero a salire sul palco con loro… così, senza che tu abbia provato con loro, ma hai sentito i loro cd, cosa faresti?
SATURNINO: Intanto non augurerei a nessuno di farsi male a un braccio, soprattutto a un musicista. Poi, volendo accettare la tua provocazione ti dico che sì, non esiterei un attimo a salire sul palco.

D.P: Non avresti paura di toppare?
SATURNINO: Cercherei di toppare il meno possibile, ma penso che me la caverei.

D.P.: Ti capita di fare delle jam session?
SATURNINO: Quasi mai perché le odio. È come farsi le seghe in gruppo… non c’è gusto.

D.P.: Per le jam occorre più talento o padronanza tecnica? Ti avverto che è vietato dire che occorrono le due. Io voglio sapere cosa occorre di più.
SATURNINO: Se la metti così dura devo dire che occorre più talento, soprattutto per non renderle noiose per chi le ascolta.

D.P.: Come mai ti si vede così poco dal vivo da solo?
SATURNINO: Suono ne più e ne meno come gli altri. Non è che gli altri suonino dal vivo così tanto. Il fatto comunque è che sono molto esigente e un concerto
fatto bene costa un accidente. Se posso fare quello che ho in testa, suono volentieri, altrimenti, piuttosto che subire degli sconti, preferisco lavorare su altri fronti.

D.P.: Finirai per fare il produttore?
SATURNINO: Sicuramente.

D.P.: Curioso che mi abbia dato una risposta così netta. Vuoi dire che immagini il tuo futuro più come produttore che come protagonista di un gruppo o turnista di lusso?
SATURNINO: Ribadisco, mi vedo bene come produttore.

D.P.: In percentuale quanto pensi che abbia contribuito la straordinaria padronanza tecnica che hai dello strumento rispetto al tuo talento di compositore ed esecutore?
SATURNINO: Non sono due aspetti del fare musica che si possono mettere sullo stesso piano. Sono due cose totalmente diverse, ognuna autonoma rispetto all’altra.

D.P.: Oggi ti ho sentito dire in tv che ti piace Marilyn Manson…
SATURNINO: Trovo che sia un personaggio veramente interessante, un grande showman del nostro tempo. Un grande artista lo si può valutare tale anche in base all’influenza che ha sui giovani musicisti, e lui di influenza ne esercita tanta.

D.P.: Trovi veramente Manson originale? A me ricorda un sacco di altra gente. Soprattutto sul piano scenico – Alice Cooper, Bowie, Osbourne dei Black Sabbath, per esempio.
SATURNINO: Sicuramente non è originale. Ma non è l’originalità che cerco in un musicista, quanto la sua capacità di coinvolgermi, emozionarmi. Oggi a Rock tv ne parlavo con Franz Di Ciccio e lui ha detto una cosa che condivido: le reincarnazioni musicali non esistono. O si è o non si è.


D.P. Prima hai citato Warhol. C’è un’altra frase di Andy che mi è rimasta impressa. Quella in cui dice che la bellezza dell’aragosta viene fuori solo quando la si butta nell’acqua bollente. Mi fa pensare alla crudeltà dell’esistenza. Certo che l’aragosta è più bella da morta e che quando la mangi non pensi al fatto che sia stata infilata nell’acqua bollente… Ma intanto ad essere infilata nell’acqua bollente è stata l’aragosta, noi siamo quelli che la mangiamo.
SATURNINO: In effetti c’è troppa gente che viene infilata da viva nell’acqua bollente. A Milano fai due passi e c’è subito qualcuno che ti tende la mano chiedendo aiuto. Io vivo in maniera privilegiata a prescindere dal fatto di essere un musicista fortunato, ma non per questo mi tappo gli occhi dinanzi alle storture. Uno dei problemi più grandi da risolvere in Italia è quello degli homeless, dei senza tetto. Sai cosa penso? Che se manca una vera politica sociale ciò dipende dalla cattiva cultura di chi ritiene che ognuno di noi è il vero responsabile dei propri guai. Invece non è così. Ti rendi conto che c’è chi parla dell’attuale situazione in Argentina come se si riferisse a qualcosa che sta accadendo su un altro pianeta? Una volta ho sentito in tv Madre Teresa di Calcutta dire che molte persone visitano i lebbrosari per pulirsi la coscienza, facendo anche notare che basta uscire di casa e voltare l’angolo per vedere che faccia hanno la miseria e la sofferenza.

D.P.: Altro?
SATURNINO: Quando si finisce per parlare della sofferenza si chiudono le porte a ogni altro discorso… Mangiamo qualcosa?

D.P.: Sì, purchè non sia da McDonald.

Saturnino Home Page

Back to Saturnino.org